Follow Us

Follow us

CONTATTACI PER INFORMAZIONI

GO UP

Le torri di Borno: la torre dei barète e la mole federiciana

separator
Scroll down

Le torri di Borno: la torre dei barète e la mole federiciana

ALTOPIANO DEL SOLE

Castelli, torri e rocche: il fascino delle costruzioni medievali – o almeno, di ciò che ne rimane – risplende ancora oggi sull’Altopiano del Sole. Scopriamo insieme alcune delle torri di Borno, tappe obbligate di un tour alla scoperta del centro storico.

BORNO: LA “SAN GIMIGNANO CAMUNA”

È impossibile immaginare l’assetto dei borghi, soprattutto montani, nei secoli di passaggio dal disfacimento dell’Impero romano al Basso Medioevo.
Nel corso del XIII secolo tutta la Valle fu interessata dall’innalzamento di torri, castelli e rocche. Borno era all’epoca la San Gimignano camuna: ben una quindicina di torri svettavano e se di una decina restano tracce evidentissime, delle altre troviamo solo resti assai limitati. Per un tuffo nel Tardo Medioevo non resta che percorrere con occhio attento le viuzze strette dell’antico borgo.

LA TORRE DEI BARÈTE

La torre fu costruita nel XIII secolo e deve la propria denominazione al soprannome della famiglia che tuttora la abita, pur non avendo alcun legame con la sua storia lontana. Nel periodo lombardo veneto, a metà Ottocento, la costruzione era nella proprietà di una famiglia Miorini.
Non sappiamo quanto fosse alta, ma è l’unica tra le torri di Borno per la quale si può parlare di sotterranei: un seminterrato è infatti posto immediatamente sotto la torre e ne ha le dimensioni, mentre l’altro, più ampio, si trova al suo fianco, verso la forneria Rigali. I proprietari raccontano che, prima del restauro dei sotterranei, nei muri fossero infissi degli anelli. Questo potrebbe far pensare che fossero delle carceri: purtroppo gli anelli sono stati rimossi. Il passaggio da un sotterraneo all’altro permette di misurare lo spessore dei muri : m 1.60! La pianta della torre è quadrata, con lato di 7 metri.
Secondo le leggende metropolitane bornesi, molti palazzi nobiliari sarebbero stati provvisti di gallerie sotterranee comunicanti con le valli del Caidone o di S. Fiorino, per eventuali fughe in caso di assedio. Probabilmente si tratta di seminterrati abbandonati dopo il grande incendio di Borno, che vide incenerite dalle 150 alle 200 case. Borno è costruito sulla roccia ed effettivamente non sarebbe stato tanto facile scavare gallerie di quelle lunghezze. Esplorazioni fatte nelle grotte presenti nella valle di S.Fiorino escludono ogni proseguimento. In alcuni punti del borgo antico è possibile rilevare un notevole innalzamento di livelli, soprattutto stradali, ma non solo: questo potrebbe far pensare ad ambienti rimasti sepolti.
Con questa torre termina l’antico borgo. Considerato che il pericolo per il paese proveniva dalla Valle di Scalve, con la quale si è battagliato per secoli, è possibile ipotizzare che sull’altro lato della via ci fosse un’altra torre, per poter chiudere l’abitato, sebbene le ricerche non abbiano dato alcun risultato.

LA MOLE FEDERICIANA

La torre è ora denominata “dei pagà”, ma tale indicazione non trova valide argomentazioni ed è alquanto fuorviante. Nel catasto lombardo veneto del 1855 figura ancora nella proprietà di un ramo dei Federici, nella persona di Carlo fu Giovanni. Sarebbe pertanto opportuno riportarla nell’ambito federiciano, dato che quella famiglia fu l’unica di grande e riconosciuta nobiltà in tutta la Valle Camonica.
Datata al XIII secolo dovette svettare tra le altre torri di Borno. Attualmente si eleva per cinque piani: due, infatti, sprofondano rispetto al livello dell’attuale Via Vittorio Veneto e sono inclusi nei magazzini dei negozi circostanti.
Prima che attorno le fossero costruiti edifici, soprattutto verso est, essa doveva apparire isolata e immediatamente visibile scendendo in piazza. La strada che tuttora parte dalla piazza e va verso il cimitero, era chiamata strada comunale della mole: mole significa grande edificio e non poteva che essere questa torre.
Non possiamo sapere esattamente quanto fosse alta nei secoli del suo splendore perché  con l’arrivo del dominio veneto tutte le strutture difensive furono capitozzate e caddero in disuso come strumento difensivo.
La struttura è stata invasivamente ristrutturata durante il secolo scorso: spogliata del manto murario esterno per regolare finestre, porte e vetrine. Ciò è stato possibile per la tipologia costruttiva che si riscontra in tutte le torri del borgo. I muri delle torri sono costituiti da tre strati giustapposti: muro esterno, muro interno e intercapedine tra i due, riempita con sassi e malta. In alcuni casi, caduta la funzione difensiva, la torre fu adibita ad abitazione, svuotando l’interno e lasciando solo il muro esterno. In questo caso invece venne manomesso il rivestimento esterno.
Rivestita nuovamente, nel corso dei lavori si succedettero due ditte, fatto che lasciò un segno indelebile nella diversa tessitura muraria dell’ultimo piano.
Probabilmente tutto il quartierino dove è collocata la torre era inizialmente dei Federici, ma quando la famiglia decadde gli edifici che fanno ala alla torre furono ceduti. Parte di quelli sulla sinistra fu acquistata da una ricca famiglia, pare di origine austriaca, insediatasi a Pian di Borno: i Glazel. Gli edifici sulla destra furono forse acquistati dall’altra ricca famiglia bornese, i Camozzi , il cui stemma è forse presente su un portale in via Imavilla.
Negli edifici a lato della torre sono presenti quattro portali quattrocenteschi (due per lato) con arco a pieno centro: segno inequivocabile che le costruzioni in muratura che circondavano la torre furono fatte o rifatte in quel secolo.
Il bel portale in calcare posto sulla sinistra della torre, molto arretrato rispetto alla via, era originariamente avanzato e fungeva da ingresso a tutta la proprietà centrale, oltre che ad un lotto sulla sinistra. Datato MDCCLXXXV (1785), il portale conserva oggi solo le cifre finali, dato che alcune delle prime sono cadute.

Come raggiungere questo luogo

Clicca sulla mappa per raggiungere questo museo