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Riserva Naturale Boschi del Giovetto

Riserva Naturale Boschi del Giovetto

La Riserva Naturale “Boschi del Giovetto” nasce ufficialmente nel 1983, e il territorio su cui si estende tutto il parco parte dal Comune di Borno e sale dai 1200 fino ai 2300 metri di altitudine. La denominazione “Boschi del Giovetto” deriva dall’antico termine Zovetto o Zuff, il colle, che è situato al limite inferiore della Riserva, attraverso il quale passa una strada altomedievale che collega la Valle Camonica con la Val di Scalve. I confini tra le due provincie furono definiti solo nel 1682, prima di allora questa zona è stata teatro di sanguinose contese tra la comunità di Borno e della Val di Scalve.

L’area protetta è di circa 650 ettari, è quasi completamente ricoperta da abeti rossi ed è popolata da parecchie specie animali: volpi, faine, scoiattoli, lepri, caprioli e diversi uccelli. Ma è la presenza di una particolare formica, la formica lugubris, conosciuta anche come formica Rufa, ad aver acceso l’interesse per questo parco già tantissimi anni fa. Infatti, la Riserva del Giovetto è la prima area in Europa ad aver creato un ambiente di protezione per questo piccolo insetto, che svolge una funzione di difesa del bosco, contrastando l’attività di specie dannose all’ecosistema. La formica Rufa è preziosa per l’equilibrio biologico del bosco, al punto che alcuni formicai (che possono contenere da 200.000 a 500.000 esemplari) vengono esportati in altre zone in cui non sono presenti. Già negli anni ‘50, l’Università di Parma studiò la possibilità di utilizzare la formica Rufa come insetticida naturale, e le sperimentazioni posero l’attenzione su questi luoghi, istituti poi a Riserva Naturale nel 1986 e successivamente come Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale.

La Riserva naturale “Boschi del Giovetto” è quindi un’area di elevatissimo pregio ambientale e paesaggistico, all’interno della quale partono sentieri e mulattiere che consentono di vivere appieno questo territorio.

Le visite al parco hanno un grande fascino in tutte le stagioni, per gli appassionati di camminate ed escursioni c’è la possibilità di percorrere bei sentieri, per chi invece vuole semplicemente rilassarsi, sono state allestite aree attrezzate che consentono di sostare in totale tranquillità e godere dal vivo il mondo del bosco. Per poter apprezzare totalmente la bellezza e l’estensione della Riserva naturale “Boschi del Giovetto”, occorre spostarsi sullo spettacolare balcone del Salto degli Sposi, al Passo della Presolana: da qui il Parco appare come il complemento al Pizzo Camino e alle sue antecime, come la Corna di S. Fermo.

La vegetazione della Riserva naturale “Boschi del Giovetto”, parco di inestimabile valore, varia in funzione dell’altitudine, dell’esposizione e del terreno. Partendo dal basso, si incontrano i boschi di faggio, poi boschi di abete bianco e/o abete rosso e boschi di larice, e per finire troviamo le praterie alpine primarie. Nella faggeta, nelle formazioni meno fitte e verso i margini del bosco, possiamo trovare specie come l’orchidea nido d’uccello, la scilla silvestre, l’anemone dei boschi, la mercuriale, l’uva di volpe e altre ancora. La presenza di faggi, consente la formazione di una lettiera ricca di humus e la creazione di un ambiente favorevole per alcuni funghi, come il Boletus Scaber e l’Amanita Muscaria. Comunque la resistenza al freddo, al gelo invernale e alle gelate primaverili rendono difficile la vita al faggio e all’abete bianco. Durante i periodi con clima favorevole, quando c’è fresco e i terreni sono fertili, il faggio rosso si associa a quello bianco e all’abete, formando di fatto boschi misti ben dotati di rinnovazione, con piante di varia età e un ricco sottobosco. Quando invece l’acqua nel terreno si riduce e il sole è alto e forte, la pecceta si fa pura. I boschi della Riserva del Giovetto sono piuttosto “chiusi” e con piante slanciate. Le specie tipiche del sottobosco della pecceta sono presenti in particolar modo nelle chiarie, e troviamo soprattutto il mirtillo nero, la felce femmina e l’acetosella. Intorno ai 1750-1850 metri, la pecceta inizia a diradarsi e a mescolarsi con il larice che, ai limiti superiori, diventa predominante ed esclusivo. Nei lariceti la vegetazione è multiforme: troviamo principalmente il rododendro, il mirtillo e il ginepro nano. Le vallette e i versanti a nord sono caratterizzati da cespuglietti a ontano verde, mentre verso la Val Giogna troviamo salici, laburno alpino e rododendri. Le praterie (prati-pascoli, pascoli e praterie secondarie e incolte), nascono a seguito dell’eliminazione artificiale del bosco al fine di aumentare l’area pascoliva, e sono ricchi di graminacea e di avena d’oro.

I pascoli veri e propri riguardano piccoli insediamenti stagionali nelle malghe di Creisa e Costone e, dove il pascolamento ha prodotto un degrado del terreno, la prateria è composta da nardo e cervino.

La fauna selvatica della Riserva naturale “Boschi del Giovetto” non è particolarmente variegata, ma sono comunque presenti diversi animali che hanno scelto questo parco come rifugio. Tra i mammiferi, oltre che alla volpe, la faina e la donnola, sono presenti animali legati al bosco, come la marmotta e lo scoiattolo. Alle quote inferiori, troviamo il capriolo, mentre ai margini del bosco vive la lepre. La Riserva è tuttavia ricca di uccelli: sono state infatti rilevate circa 40 specie nidificanti. In primavera, il bosco riecheggia del fruscio e del cinguettio degli uccellini, mentre verso fine Marzo, il tambureggiare del picchio diventa dominante. Verso il limite superiore del bosco, è di casa il gallo forcello, così chiamato a causa della sua coda forcuta e ricurva. Per quanto riguarda la fauna minore, abbiamo la rana di montagna che trova il suo habitat ideale nelle pozze. Tra gli insetti, troviamo più di 30 specie di farfalle, e le formiche, tra cui la formica Rufa, che rappresenta il motivo primario di tutela della Riserva del Giovetto.

I boschi del parco del Giovetto, grazie al loro legname, sono da sempre una grande risorsa per gli abitanti della Valle. Accanto alla produzione di legname, i boschi del versante scalvino, hanno fornito per secoli il carbone di legna, combustibile importantissimo e indispensabile per le aziende siderurgiche della Valle di Scalve. Questa pratica si è mantenuta fino al 1953, e prevedeva l’utilizzo di faggio, rami di abete e ceppaie di piante diverse. Nel versante bresciano e nel comune di Borno, invece, i tagli venivano effettuati per grandi superfici quando le piante erano mature, lasciando poi alla natura il compito di ricostruire la copertura arborea.

Oggi l’utilizzo dei boschi della Riserva segue le indicazioni della selvicoltura naturalistica e i principi di sostenibilità, attraverso un piano di assestamento e di gestione forestale che permette ancora il prelevamento di legname, così da garantire la continuità della risorsa forestale ma anche un graduale miglioramento in relazione alle finalità tutelari, faunistiche, produttive, turistico – ricreative e paesaggistiche. Infatti vari indicatori ci dicono che il Parco ha un indice di miglioramento costante rispetto agli ultimi decenni.

Informazioni

Altitudine
tra i 1200 e i 2300 metri
Estensione della Riserva protetta
650 ettari
Flora
faggio, abeti rossi e bianchi, larice, larice, mirtillo nero, ginepro, rododendro, acetosella...
Fauna
formica Rufa, volpi, faine, scoiattoli, lepri, caprioli, farfalle e diversi uccelli come il picchio